Il colore del vino rosato fa letteralmente il vino stesso. E le sfumature di questo colore nei vini sono molteplici. Sicuramente avrete sentito parlare di “chiaretto”, “cerasuolo” per indicare rosati di una certa intensità oltre che per identificare due particolari tipologie di vini nel mondo italiano dei rosati ma, in realtà, questi vini mostrano una vasta gamma di sfumature di rosa che variano dal buccia di cipolla al rosa corallo passando dal rosa pesca.
La diversità di colore dipende dalla provenienza geografica. I “rosa pallido” di solito si trovano nelle zone settentrionali mentre, nelle zone più a sud, la tendenza è più marcata. Ancora, a fare la differenza, il contatto del mosto con le bucce in termini di tempo, temperatura, azione meccanica di lavorazione e vitigno utilizzato. Ci sono uve più predisposte di altre per profumi che per qualità delle sostanze coloranti. I francesi, anche in questo, insegnano tant’è che hanno individuato diversi sistemi di
analisi utilizzati per quantificare e descrivere in ambito sensoriale il colore. Per esprimere con precisione queste colorate diversità, fondamentali per l’analisi sensoriale, sono state create tavolozze di colori con le varie sfumature di rosa individuate nel corso di anni sulla base di studi di migliaia di vini.
La tonalità cambia con il tempo, questo è valido per tutti i vini, l’azione della luce e dell’ossigeno esercitano una certa influenza. Ogni rosato tenderà a una sfumatura in base al colore di partenza. Provate a immaginare la differenza tra un “rosa mango” e un “ciliegia” e tutte le declinazioni possibili. Il limite, spesso di chi assaggia, nella descrizione dei rosati è proprio questo, la definizione del colore. Se per i degustatori italiani tutto è risolvibile con chiaretto, cerasuolo, buccia di cipolla e petalo di rosa per i francesi il modo di vedere i rosati è così riassunto: buccia di cipolla, mattone, lampone, carne, pesca, melone, albicocca, mandarino, mango, legno di rosa, salmone, marmo rosa e corallo. Sottile differenza.

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